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IL PERMESSO RETRIBUITO PER MALATTIA DEL PROPRIO ANIMALE DOMESTICO

Aggiornato il: 3 ott 2019

Il primo caso fu quello di una lavoratrice single, avendo il proprio animale domestico malato, il quale necessitava di un intervento medico veterinario urgente, che avrebbe portato in seguito ad una serie di cure e attenzioni. Decise così di chiedere dei permessi al proprio datore di lavoro, inizialmente ci fu una risposta negativa ma grazie al supporto tecnico-giuridico della Lega Anti Vivisezione è riuscita ad ottenere il permesso: secondo la Cassazione l’incuranza di un animale di proprietà può comportare il reato di maltrattamento di animali previsto dall’ art. 544 ter c.p., e reato di abbandono di animali sancito dall’art. 727 c.p..

Secondo la legge n. 53/2000 ed dal successivo decreto attuativo D.m. 278/2000, il dipendente può chiedere al proprio datore di lavoro il permesso retribuito per “gravi motivi personali e familiari”, (che appunto comporta un impegno nella cura del figlio, coniuge, più in generale di un componente della famiglia) e la parte più importante di questa vicenda consiste nel riconoscimento di una interazione personale tra uomo e animale, nella quale quest’ultimo, viene affermato a tutti gli effetti membro della famiglia


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